ISLANDA: L'ESTREMO NORD DELL'EUROPA - POLITICHE DI SVILUPPO TERRITORIALE
Università degli Studi "G.D'Annunzio" - Chieti-Pescara
Facoltà di Economia - Corso di Laurea in Analisi del Territorio
Relatore: Chiar.mo Prof. Luca Zarrilli
Laureando: Matteo Aliprandi
Anno Accademico 2004/2005
INTRODUZIONE
Lo studio dell’Islanda e le sue politiche di sviluppo sono da sempre uno dei temi più interessanti nello studio dei paesi dell’Europa del nord, così lontano sia in termini di distanza che culturali dalla nostra area mediterranea.
La ricerca sul campo effettuata nell’ottobre del 2005 si è rivelata molto proficua; constatare di persona l’uso dell’energia geotermica nel paese o sondare mediante interviste l’opinione pubblica sul tema dell’integrazione europea è stato di grande aiuto anche in perché vi è poco materiale scritto in italiano su questi temi.
La permanenza in Islanda ha permesso l’incontro personale con rappresentanti dell’Università di Reykjavik operanti soprattutto nel campo della geografia sia economica che politica.
L’accesso alla biblioteca universitaria ha permesso la disponibilità di testi con dati recenti difficilmente reperibili in Italia.
Nel lavoro di ricerca si sono voluti trattare numerosi temi sia di caratteri ambientale che economico; laddove è stato possibile ciò è stato accompagnato da visite nei luoghi interessati quali: il Parco del Thingvellir, le cascate Gullfoss, l’area di Geyser, il Blu Lagoon, contestualmente alla città di Reykjavik.
L’analisi si articola sui seguenti temi:
a) la geografia del paese con cenni sull’origine del territorio e la sua composizione
b) la storia del paese dalla nascita ai giorni nostri
c) la costituzione e l’ordinamento dello stato
d) la demografia con un’analisi sulla composizione, l’evoluzione e le proiezioni future
e) la pesca, risorsa essenziale per l’economia del paese
f) l’agricoltura con il suo processo di cambiamento
g) l’energia con il suo basso costo di produzione e il suo impatto ambientale
h) il turismo con il suo aumento di flussi negli ultimi anni
i) l’integrazione europea con l’analisi delle tappe essenziali verso questo obiettivo.
Il tutto permette di abbracciare numerose tematiche ed ipotizzare scenari futuri sia per l’Islanda che per l’Europa intera.
CAPITOLO 1: CENNI STORICI
1.1 Dalle origini del popolamento alla Prima Guerra Mondiale
I primi abitanti che si stabilirono in Islanda furono dei monaci intorno all’anno 700 che dato che l’isola era disabitata ne fecero sede di un eremo.
I monaci furono i soli abitanti dell’isola fino all’inizio del 9° secolo quando che o cominciarono ad arrivare gli scandivani.
I primi colonizzatori furono i Norvegesi e Svedesi nel 850 che battezzarono l’isola Snaeland (Terra delle Nevi).
Tuttavia gli islandesi si mostrano subito avversi ai coloni e alla monarchia, fondando nel 930 l’Althingi presso la località di Blàskogar che fu ribattezzata Thingvellir ovvero “Pianura dell’Assemblea”.
Il Thingvellir
Nella riunione annuale dell’anno 1000 fu emanato un decreto che stabiliva che l’Islanda era una terra cristiana: si trattò di una conversione di massa avvenuta in modo pacifico sotto l’influenza norvegese.
L’adozione della religione cristiana conferì all’Islanda una prima identità nazionale e nel nord del paese furono fondati i primi vescovadi.
Negli anni seguenti la riunione annuale dell’Assemblea Nazionale divenne il luogo per concordare matrimoni, affari, disputare duelli, eseguire condanne a morte, e la corte d’appello esaminava i ricorsi solo in quella occasione.
Alla fine del 12° secolo ebbe inizio l’era delle saghe, il periodo in cui scrittori e storici trascrissero epici racconti di antichi insediamenti, lotte familiari, amori contrastati e personaggi tragici.
All’inizio del 12° secolo il periodo di pace che durava da 200 anni segnò il passo e le zone rurali si ritrovarono in balia di eserciti privati e le tensioni politiche sfociarono spesso in dure lotte per il potere.
Il re norvegese Hakon Hakornason approfittò di questa situazione per prendere il controllo dell’isola; gli islandesi sciolsero il parlamento e giurarono fedeltà al re.
Nel 1281 mediante un codice di leggi si sancì l’annessione dell’Islanda al regno di Norvegia.
L’Unione di Kalmar, stipulata nel 1397 fra Norvegia, Svezia e Danimarca, portò l’Islanda sotto il dominio danese.
Con la riforma del 1550 la Danimarca confiscò tutti i beni della Chiesa ed impose la religione luterana.
Nel 1602 il re di Danimarca impose un gravoso monopolio commerciale che assegnava alle società danesi e svedesi l’esclusiva commerciale sull’isola.
Per 5 secoli l’Islanda visse sotto una pesante oppressione straniera ciò all’inizio dell’Ottocento risvegliò l’eco del sentimento nazionalista amplificato dal processo di liberalizzazione in atto in tutta l’Europa; la Danimarca fu costretta ad alleggerire la pressione.
Nel 1855 venne ristabilita in Islanda la libertà di commercio e nel 1874 quando ormai l’Islanda aveva messo appunto un proprio sistema di governo ed ottenne di gestire i propri affari interni senza interferenze straniere.
1.2 L’Islanda nel XX secolo
Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, nel 1914, l’Islanda fu dichiarata neutrale dalla Danimarca.
Quest’isola non aveva difese, ma la supremazia della marina inglese rese impossibile sia per l’Inghilterra che per gli altri paesi non violare la neutralità islandese.
L’Inghilterra, inoltre trovò il modo per limitare e nello stesso tempo controllare l’export islandese verso il continente, Danimarca compresa, in quanto sia il pesce che gli altri beni di produzione islandese venivano interamente utilizzate dalle truppe inglesi e da quelle dei suoi alleati. Il controllo inglese sull’export aumentò progressivamente così come l’Islanda vide un aumento del suo export in maniera esponenziale traendone grandi benefici economici.
L’Inghilterra scavalcando la Danimarca iniziò ad intrattenere rapporti commerciali direttamente con le autorità islandesi.
Durante la Grande Guerra l’indipendenza dell’Islanda dalla corona danese aumentò notevolmente obbligando la Danimarca a soddisfare le richieste di indipendenza provenienti dallo Stato islandese. Dopo i negoziati, dall’estate del 1918 al dicembre dello stesso anno, l’Islanda ebbe il riconoscimento di stato sovrano in libera unione con la corona danese.
Il re di Danimarca rimase capo dello stato islandese tuttavia gli abitanti dell’isola ottennero gli stessi diritti dei cittadini danesi.
L’Islanda non ha mai attratto grandi capitali né tanto meno mano d’opera straniera, il suo sviluppo è stato sempre legato all’energia idroelettrica e l’industria manifatturiera per poi spostarsi alla fine della guerra sull’industria della pesca. Con lo sviluppo ed il potenziamento del motopeschereccio l’industrie alimentare del pesce salato (salt fish) ebbe un notevole sviluppo.
Nel 1919-1921 l’Islanda si trovò ad affrontare la grande crisi post-bellica che colpì soprattutto il settore della pesca.
Quando la grande depressione colpì l’Islanda nel 1930 mediante il crollo dei prezzi dell’export causò notevoli problemi di ordine economico e sociale in un paese così dipendente dagli altri mercati per quanto riguarda l’export.
Fino a quando il pesce pescato veniva interamente esportato l’Islanda non aveva grandi problemi ad operare nei mercati esteri per soddisfare i suoi bisogni ma con l’avvento dei dazi doganali lo scenario del commercio internazionale mutò profondamente. A ciò si aggiunse la guerra civile spagnola (1936-1939) che chiuse all’Islanda un importante mercato come quello spagnolo. L’Islanda cercò di reagire ricorrendo ad un oppressivo controllo sull’import ed al sistema dei dazi doganali. La pesca in questo periodo soffrì notevolmente, soprattutto il settore industriale collegato alla lavorazione del pesce,spostando il suo interesse dal merluzzo all’aringa.
La Seconda Guerra Mondiale ha avuto un impatto diretto sull’Islanda fin dal 1940, quando la Germania invase la Danimarca e la Norvegia per controbilanciare il nuovo scenario politico europeo l’Inghilterra decise di occupare l’Islanda il 10 maggio del 1940.
Inizialmente l’occupazione britannica era protese a proteggere l’Islanda da un’eventuale occupazione tedesca ma con la caduta della Francia, il territorio islandese acquisì una importanza strategica per le rotte navali britanniche del nord Europa. Il popolo islandese favorì gli Alleati durante la guerra e vide di buon occhio l’occupazione inglese garante del rispetto dei diritti.
Tuttavia l’Islanda mantenne ufficialmente una posizione di neutralità non disdegnando la protezione alleata. Nell’estate del 1941 con l’entrata in guerra degli Stati Uniti l’Islanda passò sotto la difesa americana stabilendo rapporti commerciali con il nuovo partner.
Con l’alleanza Usa-Urss contro la Germania nazista la posizione geografica islandese acquisì una grande importanza anche per i convogli sovietici transitanti sulle rotte artiche. Quando la Germania nazista occupò la Danimarca questo portò ad un’interruzione delle relazioni tra i due paesi. L’Althingi elesse un reggente incaricato di diffondere le proprie richieste di indipendenza; fu eletto Sveinn Bjornsson. Nel 1944 dopo un referendum popolare l’Islanda venne dichiarata stato democratico con una popolazione di 130000 abitanti.
L'Althingi oggi
La neonata repubblica d’Islanda viene riconosciuta nel panorama internazionale e nel 1946 entra a far parte delle Nazioni Unite[1].
Dopo la guerra gli Usa chiedono concessioni sul suolo islandese ma il governo locale si limita alla concessione dell’aeroporto di Keflavik ma senza lo stazionamento di truppe.
Nel 1948 l’Islanda diventa uno dei paesi che accettano gli aiuti del piano Marshall.
Con l’inizio della guerra fredda l’Islanda cambia la sua politica militare che la porta ad essere uno dei paesi fondatori della Nato nel 1949 mantenendo comunque il suo status di stato neutrale[2].
Due anni più tardi con l’inizio della Guerra di Corea l’Islanda concede alla Nato in special modo agli Stati Uniti una base militare a Keflavik con un dispiegamento di uomini permanente.
Gli anni che vanno dal 1958 al 1975 sono caratterizzati dalla “Guerra del Merluzzo” che coinvolse l’Islanda e l’Inghilterra sulla questione dei confini della acque territoriali.
Per il suo ruolo strategico durante la Guerra Fredda come riconoscimento la città di Reykjavik ospitò nel 1986 il summit fra Michail Gorbaciov e Ronald Reagan sul disarmo nucleare.
L'Edificio dove avvenne il summit nel 1986
1.3 La Costituzione islandese
L’Islanda possiede una Costituzione scritta dal 17 giugno 1944 ed è stata cambiata 5 volte nel 1959-68-84-91-95 ora è composta di 81 articoli.
La Costituzione si basa su 3 aspetti:
la piene esistenza della Costituzione islandese è la prove e nello stesso tempo il simbolo della piena esistenza della Nazione
la Costituzione è uno strumento di salvaguardia dei diritti umani elementari ed è in questo ambito che lo stato limita il suo potere sui cittadini
tutti gli atti legislativi passano per il Parlamento e devono essere compatibili con la Costituzione.
Ordinamento giuridico
L’Islanda ha una Costituzione scritta, fonte predominante di legge, dove le principali basi di governo ed i diritti dei cittadini sono esplicati.
Sovranità
La storia della Costituzione islandese è strettamente alle campagne della nazione per l’indipendenza.
Repubblica
Il termine repubblica è generalmente usato per descrivere la forma di governo nella quale l’amministrazione degli affari è aperta a tutti i cittadini.
Articolo 1 afferma che l’Islanda è una Repubblica parlamentare.
Democrazia
L’Islanda è una democrazia rappresentativa come la maggior parte dei pesi dell’ovest.
I poteri legislativi ed esecutivi sono attribuiti al Presidente ed al Governo, con il Presidente che è un membro del Parlamento democraticamente eletto. Il Presidente è eletto direttamente dal popolo ogni 4 anni. Non esiste un solo vice-presidente ma un presidio che decide le questioni da discutere dal Parlamento in casi particolari le funzioni del Presidente possono essere svolte dal Primo Ministro, dal Portavoce del Parlamento o dal Presidente della Corte Suprema.
Il Parlamento è composto da 63 membri eletti per 4 anni. Durante questo periodo il Parlamento può essere sciolto dal Presidente previa informazione al Primo Ministro.
L’età per votare è 18 anni e chiunque ne abbia diritto può candidarsi.
L’Islanda è divisa in 6 circoscrizioni.
L’elezione avviene con il sistema proporzionale.
Il parlamento è composto da 63 membri eletti per 4 anni.
Fonte: www.althingi.is
Ripartizione dei seggi dopo le elezioni del maggio 2003
www.althingi.is
Il sistema parlamentare del Governo
Dopo l’uscita dei risultati elettorali il Presidente invita uno dei leader politici a formare un governo che avrà la maggioranza in Parlamento . In genere il mandato viene dato al leader del partito che ha avuto maggiori voti. Lo sbarramento è fissato al 5%.
Divisione dei poteri
La teoria della divisione dei poteri in 3 poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, viene ripresa dalla teoria del filosofo francese Montesquieu
L’articolo 2 della Costituzione islandese afferma che “il Parlamento ed il Presidente esercitano congiuntamente il potere legislativo”.
Il Presidente ed altre autorità di governo esercitano il potere esecutivo.
I giudici esercitano il potere giudiziario.
I Ministeri
In Islanda ci sono 14 Ministeri con diverse competenze.
Ufficio del Primo Ministro ha come compito principale quello di Segretariato al 1° Ministro nel suo ruolo a capo del Governo inoltre supporta il Ministro nei rapporti e nelle responsabilità con gli altri ministeri.
Ministero dell’agricoltura competente in materia di politica agricola.
Ministero delle Comunicazioni competente in materia di infrastrutture quali strade, aeroporti, porti, fari inoltre si occupa di pianificazione territoriale, turismo, poste e telecomunicazioni.
Ministero dell’Educazione, Scienze e Cultura articola in 4 dipartimenti: il dipartimento del Ministro responsabile in materia economica e giuridica del Ministero; il dipartimento dell’educazione che sviluppa la politica educativa ed è responsabile dell’istruzione a tutti i livelli; il dipartimento di scienza responsabile delle attività scientifiche e di ricerca; il dipartimento della cultura responsabile dell’arte, la cultura e le tradizioni[3].
Ministero per l’Ambiente è il più giovane Ministero istituito in Islanda nel 1990 è competente in materia di ambiente, conservazione ambientale, igiene ed alimentazione, inquinamento sia marino che terrestre.
Ministero delle Finanze competente in materia di politica fiscale.
Ministero della Pesca competente in materia di pesca; ricerca, conservazione ed utilizzo della risorse ittiche; controllo sull’import di prodotti marini; itticoltura; sviluppo ed innovazione del settore ittico.
Ministero della Giustizia e degli Affari Ecclesiastici che ha come scopo principale quello di far rispettare la legge ed assicurare che i diritti civili siano rispettati inoltre, supervisiona gli affari della Chiesa Nazionale Islandese e delle altre religioni.
Ministero degli Affari Sociali coadiuva il Governo per quanto riguarda le politiche sulla famiglia e sulla società.
Propone discussioni sul tema della famiglia e dei mutamenti sociali, politiche a favore della famiglia, della casa, della protezione dell’infanzia, dei diritti dei portatori di handicap nonché altri temi quali la sicurezza degli ambienti di lavoro, i rifugiati e l’immigrazione.
Ministero degli Affari Esteri responsabile della politica estera dell’Islanda.
Ministero della Sanità e della Sicurezza Sociale, istituito nel 1970, è responsabile in materia di salute pubblica, diritti dei malati, ospedali, promozione ed informazione in materia sanitaria, sicurezza sociale.
Ministero dell’Industria e del Commercio entrambi i Ministeri sono stati sottoposti alla giurisdizione di un unico Ministro che quindi risulta avere competenze in materia sia di sviluppo energetico, innovazione industriale, risorse ed utilizzo di fonti di energia che in materia di commercio estero e relazioni con associazioni di commercio estero escluse OCSE, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.
Istituto di Statistica Nazionale Islandese, fondato nel 1914, è formalmente un Ministero ed è responsabile delle attività di raccolta e pubblicazione dei dati afferenti il paese.
Inoltre in campo internazionale l’Islanda risulta avere numerose rappresentanze esse sono:
- la delegazione per i rapporti interparlamentari con l’Unione Europea
- la delegazione al Consiglio dell’Assemblea Parlamentare Europea
- la delegazione all’EFTA
- la delegazione alla Nato
- la delegazione al Consiglio Nordico
- la delegazione all’Ocse
- la delegazione alla Conferenza dei Parlamentari della Regione Artica
[1] Le Nazioni Unite costituiscono l’Organizzazione di carattere universale creata per mantenere la pace e la sicurezza, realizzare la cooperazione internazionale nei settori economico, sociale, culturale e unitario e promuovere il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Fonte: Calendario Atlante De Agostini 2004.
[2] La Nato è stata istituita con il Trattato di Washington il 4 aprile del 1949 ed è un’organizzazione politico-militare di difesa; si propone inoltre di favorire la cooperazione dei paesi membri nei settori economico, sociale e culturale. Fonte: Calendario Atlante De Agostini 2004.
[3] Il sistema educativo islandese è diviso in 4 livelli: pre-school education (0-5 anni) istituito nel 1994; primary and lower secondary education (6-15 anni); upper secondary (16-20 anni); tertiary education (20+ anni).
CAPITOLO 2: CENNI DI GEOMORFOLOGIA
L’Islanda dopo la Gran Bretagna è la seconda isola più grande d’Europa con una estensione di km2 102.819 una lunghezza di km 500 da est ad ovest e di km 313 da nord a sud.

Le sue coordinate geografiche sono: lat. 67°-63° N; long. 25°-13° W ed è situata nell’Oceano Atlantico a sud del Circolo Polare Artico.
L’isola è distante circa:
- Km 290 dalla Groenlandia
- Km 812 dalla Scozia
- Km 435 dalle Isole Far Oer
- Km 970 dalla Norvegia
Origine del territorio
L’Islanda è la parte più grande emergente lungo la dorsale medio-atlantica che attraversa le acque dell’Oceano Atlantico.

L’isola è composta esclusivamente da materiale di origine vulcanica che risalendo dal fondo oceanico ed accumulandosi a partire dall’era terziaria ha formato gli altipiani dell’interno che hanno altezza di circa mt 500.
Le coste
Le coste islandesi possono essere divise in due gruppi a seconda se sono o no drenate dai fiumi di origine glaciale.
Nella zona nord le coste risultano essere molto irregolari, rocciose e costellate da numerosi fiordi che offrono numerosi ripari naturali.

Al contrario le coste del sud-est hanno un profilo prevalentemente lineare che non offre ripari naturali.
I ghiacciai
Il territorio islandese risulta essere coperto per circa l’11% , pari a circa km2 11.200, da ghiacciai.
Il maggior ghiacciaio è il Vatnajokull che ha una superficie di km2 8.300 che risulta essere equivalente a quella di tutti i ghiacciai europei.
I fiumi
I fiumi islandesi sono numerosi a causa delle abbondanti precipitazioni.
Il fiume più lungo è il Thjòrsà con una lunghezza di km 237 seguito dal Jokulsa à Fjollum di circa km 260.
Le cascate
La cascata più famosa d’Islanda è la Gullfoss composta da due cascate di 11 e 21 metri ed è alimentata dal fiume Hvita, fiume bianco.
La massa d’acqua di questa cascata raggiunge i 109 metri cubi al secondo ma durante le piene la portata può arrivare fino a 2000 metri cubi.


Foto scattate il 12 ottobre 2005
Laghi
I maggiori laghi in Islanda sono:
il Thingvallavatn km2 84
il Thórisvatn km2 70
Il lago Thingvallavatn . Foto scattata il 12 ottobre 2005.
Il clima
Una delle caratteristiche più importanti dell’oceano è la salinità. Questa, insieme alla temperatura è il maggior fattore che determina le sue caratteristiche fisiche.
La salinità dell’oceano viene principalmente dalla terra, dove la pioggia penetra attraverso la roccia nel sottosuolo sciogliendo delle sostanze che poi vengono trasportate nell’oceano.
La salinità dell’oceano varia anche in funzione dell’evaporazione e delle precipitazioni.
L’oceano assorbe calore dal sole e lo distribuisce all’atmosfera così da essere una riserva di calore per la terra.
In aggiunta l’oceano gioca un grande ruolo nell’equilibrio termico della superficie terrestre in quanto le correnti trasferiscono calore dall’equatore ai poli.

La corrente del Golfo arriva dal sud mitigando le coste del sud dell’Islanda al contrario la corrente della Groenlandia proveniente dal nord trasportando acqua fredda creando un clima molto più rigido nel nord del paese.
Il sud risulta essere più soggetto a precipitazioni con temperature medie di 5,4 °C nell’anno al nord al contrario la media risulta essere di 4,2 °C.
Reykjavik
|
Temperature Media in °C |
Anno 5,4 |
Gennaio 1,4 |
Luglio 10,6 |
|
Precipitazioni In mm |
916 |
117 |
45 |
Akureyri
|
Temperature Media in °C |
Anno 4,2 |
Gennaio -0,5 |
Luglio 10,9 |
|
Precipitazioni In mm |
590 |
100 |
33 |
CAPITOLO 3: ASPETTI DEMOGRAFICI
3.1 Le dinamiche demografiche
La popolazione in Islanda è di poco superiore alle 288.000 unità con un tasso d’aumento annuo dello 0,5 % ed una proiezione di circa 351.000 unità nel 2040.
|
Anno |
Totale |
Uomini |
Donne |
|
1703 |
50.358 |
22.867 |
27.491 |
|
1769 |
46.201 |
21.129 |
25.072 |
|
1801 |
47.241 |
21.550 |
25.690 |
|
1850 |
59.157 |
28.234 |
30.923 |
|
1901 |
78.470 |
37.583 |
40.887 |
|
1950 |
143.973 |
72.249 |
71.724 |
|
1960 |
177.292 |
89.578 |
87.714 |
|
1970 |
204.578 |
103.441 |
101.137 |
|
1980 |
229.187 |
115.529 |
113.658 |
|
1985 |
242.089 |
121.672 |
120.417 |
|
1990 |
255.708 |
128.317 |
127.391 |
|
1995 |
267.806 |
134.222 |
133.584 |
|
1996 |
269.727 |
135.176 |
134.551 |
|
1997 |
272.069 |
136.284 |
135.785 |
|
1998 |
275.264 |
137.874 |
137.390 |
|
1999 |
278.717 |
139.518 |
139.199 |
|
2000 |
283.361 |
141.870 |
141.491 |
|
2001 |
286.575 |
143.450 |
143.125 |
|
2002 |
288.471 |
144.287 |
144.184 |
|
2010 |
304.711 |
152.323 |
152.388 |
|
2020 |
325.690 |
162.663 |
163.027 |
|
2030 |
342.220 |
170.485 |
171.735 |
|
2040 |
351.188 |
174.409 |
176.779 |
L’andamento della popolazione dal 1703 al 2040
L’evoluzione della popolazione nelle singole regioni
L’Islanda è suddivisa in otto regioni.
Circa 112.500 persone vivono nella capitale Reykjavik e quasi 180.000 nella zona che comprende la capitale ed i suoi sobborghi
La divisione amministrativa delle regioni in Islanda
|
|
1910 |
1950 |
2002 |
|
Islanda |
85 183 |
143 973 |
288 471 |
|
Regione della capitale |
15 006 |
65 555 |
179 992 |
|
Reykjavik |
11 600 |
56 251 |
112 554 |
|
Kòpavogur |
|
1 647 |
25 016 |
|
Hafnarfjordur |
1 547 |
5 087 |
20 720 |
|
Penisola meridionale |
2 589 |
5 093 |
16 802 |
|
Ovest |
10 268 |
9 975 |
14 516 |
|
Fiordi occidentali |
13 386 |
11 166 |
7 915 |
|
Nordovest |
9 012 |
10 264 |
9 219 |
|
Nordest |
11 959 |
18 368 |
26 780 |
|
Akureyri |
2 239 |
7 711 |
15867 |
|
Est |
9 713 |
9 705 |
11 749 |
|
Sud |
13 250 |
13 847 |
21 498 |
L’evoluzione della popolazione nel tempo per singola regione
|
Regione |
Capoluogo |
Popolazione |
Area km2 |
Pop/km2 |
|
Est |
Egilsstadir |
11 749 |
22 721 |
0,52 |
|
Capitale |
Reykjavik |
179 992 |
1 062 |
169,4 |
|
Nordest |
Akureyri |
26 780 |
21 968 |
1,22 |
|
Nordovest |
Saudarkrokur |
9 219 |
12 737 |
0,72 |
|
Sud |
Selfoss |
21 498 |
24 526 |
0,88 |
|
Penisola meridionale |
Keflavik |
16 802 |
829 |
20,26 |
|
Fiordi occidentali |
Isafjordur |
7 915 |
9 409 |
0,84 |
|
Ovest |
Borganes |
14 516 |
9554 |
1,51 |
|
Totale |
|
288 471 |
102 928 |
2,80 |
La situazione delle singole regioni al 2002.
La composizione della popolazione per sesso ed età al 31 dicembre 2002.
Aspettative di vita
La popolazione islandese risulta essere ad i primi posti per la longevità.
|
Nazione |
Uomini |
Donne |
|
Danimarca |
74,9 |
79,5 |
|
Francia |
75,8 |
82,9 |
|
Germania |
75,5 |
81,3 |
|
Islanda |
78,7 |
82,5 |
|
Giappone |
77,6 |
84,3 |
|
Norvegia |
77,0 |
81,9 |
|
Svezia |
77,9 |
82,4 |
|
Gran Bretagna |
76,2 |
80,7 |
|
Stati Uniti |
74,4 |
80,0 |
L’immigrazione
L’immigrazione è tenuta sotto stretto controllo e gli stranieri che vivono in Islanda sono per lo più lavoratori temporanei o coniugi di cittadini islandesi. Gli abitanti di origine straniera costituiscono solo il 3% della popolazione totale.
|
Nazione |
N° di residenti in Islanda |
|
Polonia |
1 903 |
|
Danimarca |
890 |
|
Filippine |
647 |
|
Germania |
540 |
|
Stati Uniti |
515 |
|
Tailandia |
515 |
3.2 Il fenomeno della migrazione interna
Il fenomeno della migrazione dalle zone rurali e provinciali verso l’area della capitale sta diventando un grosso problema per l’Islanda. La migrazione fu intensa nella metà del secolo scorso poi discese fino a raggiungere un certo equilibrio per poi riprendere. Le più alte concentrazioni di emigrazione si sono avute nel West Fjord con circa il 20% negli anni 1987-1997, segue il North-West ed il South-West Fjord con circa il 12% e il 20%. L’unica area che ha subito un aumento della popolazione è quella della capitale e quella a sud.
Regional population development. Population 2001 and population changes 1991-2001
Fonte: Iceland Ministry of Industry and Commerce
Le cause della migrazione
Principalmente la popolazione migra dove c’è lavoro; una volta in Islanda essa migrava nelle zone di pesca e dell’agricoltura; ora con la meccanizzazione dell’agricoltura e la crisi della pesca essa emigra verso la capitale.
Main fishing towns

Inoltre con lo sviluppo del settore terziario, soprattutto nella ricerca avanzata, sviluppatasi nella capitale tutta l’emigrazione è qui confluita
Un’altra causa è tutta di natura sociale; con l’aumento della scolarizzazione, del turismo e la diffusione dei mass-media si è avuta una presa di coscienza da parte delle nuove generazioni sulle possibilità che l’estero può concedere. La società è passata da una fase basata soprattutto sulle fattorie sulle fattorie e la pesca ad una fase di enfasi tecnologica, che ha portato internazionalismo, mobilità del lavoro e della residenza, eguaglianza tra i sessi, gruppi etnici e religioni ed ha aumentato l’interesse verso l’ambiente e la qualità della vita. Un’altro fenomeno è quello dell’aumento della mobilità, sia per motivi di lavoro che per turismo, grazie ad un diffuso benessere mediante il quale gli islandesi hanno più opportunità di viaggiare . Le donne si muovono più degli uomini e gli abitanti dei villaggi si muovono più di quelli della capitale. In Islanda vi sono solo 2 Università che attraggono diversi studenti che devono emigrare per motivi di studio; le Università si trovano a Reykjavik ed Akureyri quindi ai la prima a sud-ovest e la seconda a nord-est.
|
Anno |
Studenti |
Uomini |
Donne |
|
2000 |
10 492 |
38,1% |
61,9% |
|
2001 |
11 964 |
37,5% |
62,5% |
|
2002 |
13 803 |
37,0% |
63,0% |
|
2003 |
15 357 |
36,3% |
63,7% |
|
2004 |
16 068 |
35,5% |
63,5% |
Uno dei paesi che ha preso piede nella società islandese è quello dell’internazionalità, che ha portato maggior scambi culturali e commerciali con i paesi esteri soprattutto dell’ovest Europa. Nella società islandese è aumentata l’attenzione verso l’ambiente e per quei fattori ad esso collegata come l’inquinamento acustico dell’aria e dell’acqua.
Si è avuto anche un cambiamento nella cultura del tempo libero, spostando la richiesta dai club giovanili ed associazioni politiche tipiche del piccolo agglomerato ad esperienze più individuali. Le nuove scelte dei giovani islandesi sono collegate alla cosiddetta vita moderna. Le donne richiedono più flessibilità degli uomini in un paese dove 1/3 dei bambini nasce al di fuori del matrimonio e dove il 71% delle donne sposate ammette di aver fatto almeno una volta una scappatella. Ciò a portato il governo ad approvare una legge che costringe le donne a comunicare il nome del padre del bambino all’atto dell’iscrizione all’anagrafe. La popolazione dell’area della capitale si ritiene molto soddisfatta della opportunità lavorative.
La cultura ed il divertimento ha un ruolo importante nell’area di Reykjavik e di Akureyri, che risultano essere le due maggiori città del paese.
L’area della capitale ha un’importanza rilevante per il commercio, mentre all’interno maggiori soddisfazioni vengono dall’ambiente e dalle condizioni di vita da ciò si evince che da un punto di vista ambientale la popolazione è più soddisfatta nel est-nord e nord del paese. Nel West Fjords and South Iceland le paure maggiori sono per le catastrofi naturali mentre nell’area della capitale il traffico e gli incidenti preoccupano di più.
Quali sono i rimedi a questa situazione?
L’Islanda è una piccola nazione così l’avere una capitale forte sotto tutti i punti di vista non risulta essere un grande problema purchè si mantenga un bilanciamento tra queste aeree ed il resto del paese.
Un rimedio potrebbe essere quello di cercare nuove imprese per le città così da ridistribuire la popolazione.
Ma adesso le cose sono diverse e le imprese producono “high tech goods” che richiedono manodopera specializzata facilmente reperibile in prossimità dei centri di ricerca come Reykjavik ed Akureyri.
CAPITOLO 4: L'AGRICOLTURA
Fino alla creazione del sistema moderno dell’export ittico avvenuto alla fine del 19° secolo l’Islanda era una società prettamente agricola sia per economia che per stile di vita; per anni l’attività agricola è stata protetta da una politica mirante alla modernizzazione di questo settore. Tutto cambiò negli ultimi due decenni del 20° secolo quando cambiarono sia l’orientamento politico che l’economia ed i processi socio – culturali creando da un punto di vista spaziale l’egemonia della capitale sulla quale si riversarono enormi flussi migratori.
Negli anni del cosiddetto post-produttivismo islandese molte località per arginare il fenomeno della migrazione hanno introdotto processi di riconversione che hanno portato uno spostamento del prodotto agricolo in attenzione per il territorio, ed ospitalità turistica portatori di cultura ed altri stili di vita. Così si è sviluppato un aumento del contesto locale e regionale, della conoscenza e dell’identità del territorio che è diventata una parte essenziale delle strategie usate per far fronte alle incertezze del post-produttivismo.
Nel contesto europeo alcuni importanti documenti come “The Cork Declaration 1996” vertono sull’importanza della politica rurale che è diventata multidisciplinare e multisettoriale basata su approcci integrati. Questa tesi è stata messa in pratica da progetti europei quali il Leader[1].
Le nuove prospettive di sviluppo per le località possono arrivare dai seguenti fattori:
- abbandono
- conservazione del suolo e delle foreste
- produzione organica
- turismo e tempo libero.
Abbandono
E’impossibile non pensare allo sviluppo rurale islandese senza pensare ad una contrazione delle aree abitate dovuta al continuo trend di calo della popolazione sostanzialmente dovuta alla crisi dell’allevamento della pecore non solo nelle aree rurali ma anche nelle zone marginali della costa.
Geograficamente parlando questo fenomeno ha avuto più effetto nelle zone che hanno meno accesso al sistema stradale nazionale.
In alcune regioni molte vecchie case contadine sono usate solo per le vacanze estive; in aggiunta sono stati costruiti nuovi cottages.
Inoltre il ceto benestante cittadino ha acquistato numerose sia per la caccia che come status-symbol proprietà agricole nelle regione a più importanza naturalistica del paese.
Questa tendenza sta creando alcune preoccupazioni nelle istituzioni circa la perdita del controllo sul territorio.
Una proposta viene dalla “Landvernd”, la più grande organizzazione islandese per la conservazione ambientale che ha formulato un piano per la conservazione del paesaggio culturale nella regione del West Fjords.
Lo studio della Landvernd pone in risalto come la ricchezza di questa area sia legata al passato culturale che include una combinazione di fattorie dedite all’allevamento delle pecore e di imprese dedite alla piccola pesca sottolineando come queste due entità siano le colonne portanti dell’economia e che debbano essere supportate.
La conservazione del suolo e delle foreste.
La deforestazione e l’erosione del suolo comuni a tutte le regioni islandesi è il problema più grande da un punto di vista ambientale che l’Islanda ha.
Le ragioni di questo degrado possono essere riscontrate in un mix di processi sia naturali che storico-culturali nei quali le aziende zootecniche erano viste come le maggiori responsabili di questo problema; oggigiorno le astiose relazioni tra allevatori ed ambientalisti si sono trasformate in cooperazioni miranti alla salvaguardia del territorio.
The Soil Conservation Agency si rivolge soprattutto agli imprenditori agricoli per attuare i suoi progetti di conservazione anche nell’area vulcanica dove l’erosione è maggiore.
Una politica simile è stata fatta anche nel campo della forestazione; l’idea di un paese pieno di boschi ha avuto una forte influenza nell’immaginazione islandese e non solo perché nel “Landàmabòk” (The book of settlement) l’Islanda viene descritta come “ covered in wood between the mountains and the coast”.
Gli agricoltori in alcune aree ritenete più adatte alla riforestazione mediante contratti ed accordi con lo stato sono diventati lavoratori statali all’interno delle loro proprietà.
Questo effetto è più marcato nel nord-est dove un piano di fattoria forestale è già stato messo in opera.
La produzione organica.
Come nella gran parte dei paesi industrializzati ci si ritrova adesso nell’era dell’ecologia con modelli alternativi di produzione agricola. Lo stesso processo sta avvenendo in Islanda.
La National Association Of Organic Farmer è stata costituita nel 1993 e raccoglie tutti gli imprenditori dediti alla produzione biologica.
La certificazione organica (Lifraent) si basa sui parametri Ifoam (International Federation Of Organic Movements) e su quelli della regolamentazione della Ue.
Inoltre esiste una certificazione semi-organica (Vistvaent) usata come una certificazione intermedia la quale permette un uso limitato di fertilizzanti e pesticidi.
Tuttavia lo sviluppo di questi prodotti appare molto limitato in quanto i consumatori islandesi sembrano non aver compreso l’idea di prodotto organico rispetto ai consumatori europei. Inoltre solo lo 0,5% del suolo coltivato è adibito alla coltura biologica il che riduce notevolmente la produzione.
Turismo e tempo libero
Il turismo rurale ed il turismo legato ad attività all’aperto ha avuto uno sviluppo rapido in Islanda negli ultimi anni in connessione con lo spettacolare incremento di turisti arrivato nel paese.
Le conseguenze
Questo cambiamento di vedute nella società islandese riguardo all’agricoltura nelle aree rurali ha prodotti numerosi cambiamenti anche in termini di produzioni organiche.
L’allevamento dei cavalli è stato preferito a quello delle pecore in quanto ritenuto meno invasivo per l’ambiente.


Nell’ambito della produzione agricola sono state abbandonate alcuni tipi di colture estensiva con una riduzione generale della superficie coltivata.
|
|
1995 |
2000 |
2002 |
|
Superficie coltivata In m2 |
2.503.564 |
2.363.342 |
2.175.427 |
Principali prodotti in tonnellate:
|
|
1995 |
2000 |
2002 |
|
Patate |
7.324 |
9.843 |
8.800 |
|
Rapa rossa |
328 |
795 |
------ |
|
Cereali |
485 |
3.041 |
------ |
|
Pomodori |
749 |
931 |
948 |
|
Cetrioli |
606 |
831 |
------ |
[1] Il Progetto Leader tende a favorire scambi di esperienze fra operatori socio-economici di zone rurali sulle nuove strategie locali di sviluppo sostenibile. fonte Opuscolo Unione Europea al servizio delle regioni 2001.
CAPITOLO 5: LA PESCA
5.1 L’evoluzione storica
L’ecosistema marino è la colonna portante dell’economia islandese in quanto l’export di prodotti collegati all’oceano è stato da sempre la base nazionale per il commercio estero.
I prodotti marini costituiscono circa il 45% del totale del valore dell’export islandese e circa il 64% del totale dei beni esportati.
Il computo totale della pesca nel 2002 è stato di circa 2.133.327 tonnellate registrando un aumento rispetto al 2000.
|
Totale pescato In tonnellate |
1995 |
2000 |
2002 |
|
|
1.563.118 |
1.980.163 |
2.133.327 |
Nonostante la popolazione di solo circa 288.000 abitanti l’Islanda risulta essere ai primi posti al mondo per tonnellate di pescato.

La pesca risulta essere anche particolarmente importante per numero di occupati anche se sempre più decrescente.

L’importanza di questo settore è riscontrabile anche nella storia del paese che ha combattuto contro la Gran Bretagna per il riconoscimento dei propri limiti marini fin dal 1901 nella cosiddetta “guerra del merluzzo”.
Questa disputa iniziò nel 1901 quando la Gran Bretagna e la Danimarca limitarono a soli 4 miglia il territorio di pesca islandese.
Nel 1952 e successivamente nel 1958 l’Islanda aumentò il suo limite a 12 miglia dando vita alla prima guerra del merluzzo.
Nel 1972 il limite venne ampliato a 50 miglia e successivamente nel 1975 a 200 miglia.
La guerra fu caratterizzata da scontri tra elicotteri armati islandesi e navi da guerra britanniche.
Nel 1976 venne stipulato un accordo tra Islanda e Gran Bretagna dove venne riconosciuto il limite di 200 miglia per le acque territoriali islandesi.
Con questo riconoscimento il totale del pescato islandese aumentò notevolmente oltrepassando i 2.000.000 di tonnellate.

La pesca in Islanda può essere divisa in pesca d’altura, sottocosta ed ai molluschi e crostacei.
Nel 2000 il 25% del pescato totale proveniva dalla pesca sottocosta, il 73% da quella d’altura specialmente da aringhe e pesce azzurro ed il 2% dai crostacei in generale.
Un discorso a parte merita il merluzzo in quanto rappresenta per l’Islanda il più importante bene in termini economici con un peso del 38% sull’export dei prodotti marini.

La pesca alla balena è stata praticata in Islanda fino al 1986.
Nel 1989 è stata riaperta, tra le proteste della comunità internazionale, ma limitata a pochi esemplari l’anno e solo per scopi scientifici.
5.2 La politica del governo
L’obiettivo principale del governo islandese riguardo alla pesca è rivolto sostanzialmente ad un utilizzo delle disponibilità di pesce mirante ad una conservazione nel tempo, ciò è attuabile mediante:
- Sistemi appropriati per la gestione della pesca
- Supporto scientifico
- Valutazione dell'impatto ambientale del sistema pesca.
Il primo articolo del “Fishery Management Act” dichiara che l’obiettivo primario è di promuovere la conservazione e l’utilizzo efficiente degli stock di pesce presenti nelle acque islandesi così da assicurare occupazione nel paese.
L’Islanda in passato ha messo a punto un sistema di quote di pescato che assegna ad ogni località una quantità di pesce pescabile ogni anno in termini di tonnellate.

Il supporto della scienza è assicurato dal “The Marine Research Institute” che controlla l’evoluzione della biodiversità nell’oceano e promuove discussioni sul tema della conservazione.
Per monitorare l’impatto ambientale del sistema pesca sull’ecosistema marino l’Islanda si è dotata di una nave per ricerche marine equipaggiata per questo scopo.
CAPITOLO 6: IL SETTORE ENERGETICO
6.1 Considerazioni introduttive
L’energia è una delle risorse fondamentali di una società moderna.
Una sicurezza in termini di efficienza e produzione di energia è il prerequisito fondamentale per mantenere ed aumentare gli standard di vita di una nazione.
La maggior parte di produzione di energia nel mondo avviene per combustione di risorse di origine fossile, petrolio, gas, carbone, i quali sono causa di inquinamento ed hanno un forte impatto sul clima della Terra.
Exhibit 5 – World Electricity Generation, 1970–2020E
Fonte: International Energy Agency
L’energia nucleare è la seconda fonte di energia nel mondo ma è causa di incremento della radioattività ed i suoi rifiuti sono impossibili da smaltire nel breve periodo.
Il futuro nel campo energetico è l’utilizzo di energia rinnovabile ed a basso impatto ambientale come l’idrogeno, l’energia eolica, solare, geotermica.
Queste fonti di energia nel mondo rappresentano solo il 5% della produzione energetica totale.
6.2 La politica energetica in Islanda
Lo sviluppo delle risorse energetiche in Islanda può essere diviso in 3 fasi.
La prima corrisponde alla elettrificazione del paese legata allo sfruttamento delle fonti geotermiche più accessibili per fini di riscaldamento domestico.
Dopo la seconda guerra mondiale la città di Reykjavik era avvolta dal fumo causato dalla combustione del carbone ed il porto era utilizzato fondamentalmente per il trasporto di questo combustibile.
Gradualmente prima nel 1940 e poi nel 1950 grazie ad imponenti investimenti, l’Islanda iniziò il processo di sfruttamento della geotermia costruendo centrali nel nord, nell’ovest e nel sud del paese.
La seconda fase ebbe inizio con lo sfruttamento energetico per fini industriali, che iniziò nel 1966 con la nascita dell’industria dell’alluminio.
La terza fase fu conseguenza della crisi petrolifera del 1973-1974 che accentuò la ricerca e lo sfruttamento di fonti di energia alternative al petrolio.
L’energia in Islanda
L’uso di energia pro capite in Islanda è il più alto tra i paesi industrializzati del mondo causati da un clima freddo, una popolazione sparsa sul territorio che richiede energia sia per riscaldamento che per i trasporti e dalle industrie della pesca e dell’alluminio che sono definite “energy intensive”.

In Islanda la percentuale di utilizzo di energia rinnovabile risulta essere di oltre il 70% facendo dell’Islanda il paese al mondo con il più alto utilizzo di questo tipo di energia.
L’uso nel paese di fonti di energia rinnovabile ha aumentato lo standard di vita ed incrementato l’economia.
Tuttavia questo tipo di sfruttamento non è esente da effetti negativi.
Le riserve di energia geotermica sono spesso rinnovabili più lentamente del loro tasso di sfruttamento, oltretutto vi è una piccola percentuale di rischio inerente il loro svuotamento causato dall’uso intensivo nel presente.
Le centrali elettriche influiscono sugli ecosistemi e sulla natura.
Il negativo impatto ambientale è controbilanciato dal ridotto uso di combustibili fossili, dalle ridotte emissioni nocive che questo tipo di energia produce e dall’economicità derivante.

Gaseous Emissions from Electricity Production
Fonte: World Energy Council; "Survey of Energy Resources - Geothermal Energy Commentary"
Le fonti di energia locale, geotermica ed idroelettrica, sono energie locali rinnovabili e non viene usato combustibile fossile per riscaldare le case o produrre energia elettrica.
In Islanda si registra che oltre il 90% delle case vengono riscaldate con l’energia geotermica senza produrre inquinamento.
L’energia proveniente da combustibili fossili risulta essere utilizzata solamente nei trasporti e nella pesca.
L’uso dell’energia nel riscaldamento delle case.

L’utilizzo dell’energia geotermica per riscaldamento permette all’Islanda un risparmio di ISK 8 bilioni e da un punto di vista ambientale una riduzione di oltre il 50% delle emissioni di co2.
La politica energetica islandese
La politica energetica islandese oggi si basa su 5 punti fondamentali:
- Integrazione di utilizzo e politica di conservazione
- Ricerca nell’ambito energetico
- Carburanti più puliti
- Efficienza delle fonti di energia
- Uso efficiente dell'energia
L’integrazione di utilizzo e le politiche di conservazione prevede il raggiungimento del 100% di consumo di energia di origine idroelettrica e geotermica.
La ricerca energetica consiste nell’utilizzo economico delle risorse energetiche in armonia con l’ambiente, correlato da un aumento delle conoscenze e dei processi di sfruttamento delle risorse energetiche.
Con il carburante più pulito si intende testare e sviluppare combustibili per veicoli che siano il più ecologici possibili.
L’efficienza delle fonti di energia si ottiene creando competizione tra le aziende erogatrici di energia; inoltre responsabilizzando queste aziende nei confronti dell’ambiente e della società.
L’uso efficiente dell’energia mediante incentivi per il risparmio energetico e la sensibilizzazione degli utenti verso questa politica.
Una fonte energetica alternativa: L'idrogeno
Nel 1998 il governo islandese diede origine ad una chiara politica in riferimento all’uso dell’idrogeno proponendo un programma di ricerca per lo sfruttamento di questo elemento.
L’obiettivo è che nel lungo termine la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili potrebbe sostituire i combustibili fossili nel settore della pesca e dei trasporti.
Lo scopo della politica del governo puntava ad una riduzione dell’inquinamento e delle emissione di gas nocivi creando benefici sia per l’ambiente che la salute pubblica.
La ricerca per la produzione di combustibile sintetico, come l’idrogeno, è stata condotta dall’Università d’Islanda.
La politica del governo sul tema dell’idrogeno può essere riassunta in 5 punti:
- Formulazione del piano
- Struttura favorevole all’investimento
- Cooperazione internazionale
- Ricerca
- Sensibilizzazione e pratica all'uso
La produzione di idrogeno dall’acqua per elettrolisi potrebbe assicurare all’Islanda la totale indipendenza energetica.
L’idrogeno è stato sperimentato dall’ottobre 2003 su 3 autobus, alimentati da questo combustibile, circolanti nella città di Reykjavik.
Gli autobus saranno testati per 2 anni durante i quali verranno studiati l’impatto ambientale e le conseguenze socio-economiche.
Da ricordare inoltre che nella capitale nell’aprile 2003 è stata aperta la prima stazione di rifornimento di idrogeno.
6.3 “The Icelandic Submarine Cable”
Nel gennaio 2001, dopo diversi anni di dibattito, il governo islandese ha finalmente deciso di continuare la realizzazione dell’icelandic submarine cable project.
Questo progetto propone l’esportazione del 25% dell’energia prodotta in Islanda verso il continente europeo.
Il progetto aveva un costo di € 6,3 miliardi, pari all’80% del Pil islandese del 2001.
Una questione che si presentò in fase di progettazione fu quella di dove far arrivare il cavo; in un primo momento fu scelta la Norvegia ma non essendo un membro della Comunità europea, la scelta cadde sulla Germania anche per la sua forte richiesta energetica.
Exhibit 8 – European Energy Demand and Consumption, 1998 (Quadrillion Btu)

Source: Energy Information Administration
Il governo islandese discusse le questioni tecniche con la Pirelli essendo l’unica azienda leader al mondo sia nella costruzione che nella posa sottomarina del cavo.
Per la realizzazione del progetto ci vorranno all’incirca 10 anni e nuove infrastrutture:
- Aumento della produzione energetica islandese del 20% e costruzione di una linea di conduzione elettrica fino alla costa
- Posizionamento del cavo sottomarino dall’Islanda alla Germania
- Costruzione di trasformazione nel punto di arrivo del cavo
Proposed Submarine Cable Route and Summary Construction Cost Data
Il cavo che sarà realizzato per questo progetto avrà una lunghezza di oltre km 1800 e verrà posto ad una profondità di oltre m 1100 sotto il Mare del Nord.
6.4 L’energia geotermica
Lo sviluppo dell’energia geotermica rappresenta una delle metodologie per produrre energia verde.
Attraverso dei pozzi scavati sulla crosta terrestre, dove le sacche magmatiche risalgono vicino la superficie, viene pompata acqua all’interno che generando vapore attiva delle turbine che producono energia elettrica.

Source: Sustainable Development Information Service.
In Islanda sono stati individuati diversi siti idonei alla produzione sia di energia idroelettrica che geotermica.
Estimated Harnessable Hydro Power in Iceland
Source: Landsvirkjun, Iceland National Power Company
Estimated Geothermal Resources in Iceland
Source: Invest in Iceland Agency
6.5 Il progetto idroelettrico di Karahnjukar
Il progetto della centrale di Karahnjukar prevede lo sbarramento di 2 fiumi glaciali, lo Jokulsa à Dal e lo Jokulsa ì Fljotsdal con la conseguente inondazione di una zona remota degli altopiani orientali ad ovest dello Snaefell e la creazione del bacino di Halslon che avrà una superficie di kmq 57.
La scelta è caduta su questi due fiumi per le caratteristiche topografiche e geografiche della regione che questi attraversano in quanto in alcuni punti la valle dello Fljotsdalur attraversa gli altopiani nord del Vatnajokull creando ottime condizioni per produrre energia idroelettrica.
L’impianto progettato a Karahnjukar ha una potenzialità di 4600 GWh all’anno utilizzando 6 turbine di produzioni.
Per generare questa energia il fiume Jokulsa à Dal è sbarrato da 3 dighe di cui la più grande è localizzata a sud del canyon di Hafrahvammar con una lunghezza di m 730 ed un’altezza di m 193.
Completano l’opera altre 2 dighe più piccole che insieme alla più grande creano il bacino di Halslon.
Ad est del monte Snaefell lo Jokulsa ì Fljotsdal è arginato per circa km 2 creando l’invaso di Ufsarlòn nel quale si riversano le acque di 3 fiumi minori deviate a proposito.
Dalla bacino di Halslon l’acqua corre attraverso un tunnel fino al congiungimento con un altro tunnel proveniente dall’invaso di Ufsarlòn e da lì l’acqua viene portata attraverso un altro tunnel fino all’invaso posto nei pressi della scarpata di Valthjofsstadafjall.
La lunghezza totale di questi tunnel di alimentazione è di circa km 53 e la profondità varia da 100 a 200 m.
Due condotte forzate dell’altezza di m 420 portano l’acqua dall’invaso fino alla centrale; l’acqua in uscita viene immessa nel fiume Jokulsa ì Fljotsdal.
La lunghezza totale dei tunnel scavati per questo progetto è di km 73.
L’invaso di Halslon dovrebbe nascere nel settembre 2006, la produzione elettrica entro aprile 2007 e la conclusione dei lavori entro 2009.
L’energia prodotta dalla centrale di Karahnjukar sarà trasportata fino alla Fjardal Alluminio, che sarà costruita nel porto di Reydarfjordur sulla costa orientale dell’Islanda.
Questa fonderia sarà l’utente esclusivo di questa energia; si stima che questo progetto creerà 1000 posti di lavoro stimolando l’economia in una zona dell’Islanda che non offre altre opportunità oltre la pesca.
Il Landsvirkjun, l’ente nazionale islandese per l’energia elettrica, ha appoggiato questo progetto sostenendo che la costruzione di nuove infrastrutture quali strade e nuove vie di comunicazione aprirà la strada al turismo in una zona finora difficile da raggiungere.
L’opinione pubblica è fortemente divisa sulla questione; gli ambientalisti sostengono che questa serie di dighe sta creando danni irreversibili all’ambiente soprattutto per gli effetti che l’allagamento degli altopiani avrà sull’habitat degli animali tipici di questa zona quali foche e oche dai piedi rosa.
Tuttavia gli amministratori locali sostengono che con questo progetto si rivitalizzerà una zona che in passato è stata teatro di numerose ondate di migrazione.
Alcuni sondaggi


Residenti nell’est dell’Islanda di età 18-28
CAPITOLO 7: IL TURISMO
7.1 Quadro generale
Il turismo è stato il settore produttivo che in Islanda ha avuto maggior crescita negli ultimi anni arrivando ad essere dopo la pesca il settore che contribuisce maggiormente al Pil con il 4,5%, e per il 13% all’export, occupando 5400 unità.
L’aumento di turismo ha avuto un effetto positivo sull’economia del paese ed ha creato maggior attenzione sulla tutela dell’ambiente in quanto la natura risulta essere l’attrattiva principale per i turisti.

L’aumento di introiti ha recentemente avviato una politica di costruzione di nuove infrastrutture per il turismo riducendo lo stress operato sulla natura nelle aree meglio attrezzate.

Il numero dei turisti che arrivano in Islanda registra un aumento del 9% all’anno indipendentemente dalla stagione.

I maggiori flussi turistici provengono dai paesi nordici seguiti da Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Germania.

I flussi turistici sono molto legati alla stagionalità soprattutto per i turisti provenienti dal continente europeo.
Negli ultimi anni l’Islanda registra un forte aumento della disponibilità di posti letto, arrivando ad una offerta complessiva di 12600 posti letto in 248 tra hotel e guesthouse concentrati soprattutto nell’area della capitale.
I posti letto situati nella capitale risultano essere abbastanza occupati sia in inverno che in estate a differenza del resto del paese.

L’età media dei turisti risulta essere relativamente alte; 37,1 anni in inverno ed 41,3 in estate ciò è motivato dagli alti costi dell’Islanda e dal tipo di attrattive che offre.
La maggior parte dei turisti si reca in Islanda per le vacanze seguita da motivi di lavoro e familiari.

Per l’ospitalità della popolazione e le condizioni sociali particolarmente sicure l’Islanda risulta essere facilmente visitabile in maniera autonoma grazie ad un ottimo sistema di collegamenti unito ad una diversificazione dei tour offerti.
Attualmente in Islanda sono attivi 73 operatori nel settore equestre, 27 tipi di tour in barca, 27 itinerari a piedi, 26 itinerari in jeep e 10 in gatto delle nevi.
A ciò bisogna aggiungere 25 operatori che offrono escursioni della durata di un giorno.
7.2 Le politiche di sviluppo sostenibile del turismo
Lo sviluppo sostenibile del turismo in Islanda è basato su 3 priorità:
- Il diritto di libero accesso alla natura limitato solo in caso di necessità vitale per la conservazione della natura stessa
- Le attività all’aria aperta devono essere fatte in un contesto di pianificazione e decisione sull’uso del territorio
- Si prevede per i prossimi anni un ulteriore aumento dei flussi turistici che dovrebbero essere accompagnati da misure di prevenzione volte alla protezione della natura dai danni causati dall’aumento di traffico.
La situazione
L’Islanda ha una densità di popolazione molto bassa che permette di offrire numerose opportunità di attività all’aria aperta.
Nella società moderna l’accesso alla natura ed all’aria aperta sta diventando un elemento importante nella ricerca della qualità della vita.
Il numero dei turisti che visitano l’Islanda è più che raddoppiata negli ultimi 10 anni unito anche ad un aumento del turismo domestico.
La pressione del turismo può avere effetti dannosi sulla natura correlati ad esempio ad un uso intensivo dei tracciati sia per fuoristrada che per cavalli e appassionati di trekking.
L’imperativo che il governo islandese pone, alla base dello sviluppo turistico, è “sviluppo in armonia con la natura”.
Il governo ha incrementato notevolmente i fondi sia per migliorare le condizioni e le infrastrutture nelle località turistiche più famose sia per migliorare l’informazione rivolta ai turisti.
Strumenti di attuazione
Diritto al viaggio
Il diritto dei viaggiatori di muoversi liberamente nel paese continuerà ad esistere, con questo concetto di libertà di movimento viene a nascere nel viaggiatore la responsabilità di trattare la natura con rispetto.
La capacità ricettiva delle località turistiche
La ricerca sulle capacità ricettive delle località turistiche è una metodologia nuova per l’Islanda.
I risultati di questa ricerca saranno usati nella formulazione generale e sulle priorità delle azioni volte alla riduzione dello stress sulla natura collegato all’aumento della capacità ricettiva di alcuni luoghi particolari.
Aumento delle infrastrutture
Molti fondi sono stati messi a disposizione per l’aumento delle infrastrutture ricettive, si calcola che l’aumento di questi fondi statali sia tra ISK 60-90 milioni all’anno.
Questi fondi sono usati nelle località turistiche per migliorare per esempio i sentieri, creare nuovi parcheggi e migliorare le vie di comunicazione.
Aumento dei controlli
Sicuramente la maggior parte dei viaggiatori sceglie la via del rispetto della natura ma dato l’enorme flusso di turisti si rende necessario un aumento dei controlli sia in relazione all’aumento dei turisti ma anche all’aumento delle aree protette.
Attività all’aria aperta
Il valore delle attività all’area aperta dovrebbe essere maggiormente considerato nella pianificazione e nel futuro delle aree ad esso collegate.
E’ importante comprendere che l’accesso a queste aree è una condizione imprescindibile per lo sviluppo strategico in termini sia di turismo che di conservazione della natura.
Quindi una strategia ed una pianificazione si rendono necessarie per il raggiungimento di questo obiettivo.
CAPITOLO 8: L'INTEGRAZIONE EUROPEA
Fin dal 1957 i paesi che non facevano parte della Comunità europea iniziarono i negoziati con “l’Organizzazione per la Cooperazione Economica (OEEC)” per far nascere un’area di libero commercio nell’ovest dell’Europa; già in questo periodo il governo islandese comincia ad analizzare l’ipotesi dell’integrazione europea. La questione nasceva dal settore della pesca che veniva ad essere il più colpito in quanto con l’integrazione europea tutti i pescatori dell’Unione avevano libero accesso alle acque islandesi[1].
Le discussione sull’integrazione
Ci sono sette tappe sul dibattito in Islanda sull’integrazione europea. La prima muove i passi quando l’Islanda viene coinvolta in maniera attiva nei trattati con la OEEC per la nascita di un mercato libero nell’ovest Europa nel periodo 1957-1959. le trattative si interrompono in quanto l’Islanda non viene invitata a partecipare alla nascita dell’EFTA in quanto coinvolta nella guerra del merluzzo con la Gran Bretagna[2].
Il secondo periodo di discussione sull’integrazione europea è relativo al periodo 1961-1963 quando sia la classe politica che quella economica comincia a porre una certa attenzione alla questione europea. Molti settori dell’economia cominciano a fare pressione sul governo che inizia a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi europea . Dopo una serie di consultazioni tra il governo islandese e quello degli altri paesi europei l’Islanda arriva alla conclusione di non entrare in Europa inoltre il rifiuto del presidente francese De Gaulle di ammettere la Gran Bretagna nella Comunità Europea escluse di conseguenza anche Danimarca, Norvegia ed Irlanda dove le prime fanno parte del Consiglio Nordico[3].
La terza fase si ha alla fine degli anni ’60, quando la questione sull’Efta torna di attualità.
I paesi membri minacciarono l’Islanda di rendere più difficile l’accesso per l’export ittico islandese sui loro mercati ciò costrinse l’Islanda a negoziare un trattato di libero commercio con l’EU. Tuttavia l’Islanda aderì all’Efta nel 1976 con la fine della guerra del merluzzo con l’Inghilterra.
La quarta fase del dibattito prende le mosse dai negoziati tra gli stati membri dell’Efta e la EU per la nascita della European Economic Area (EEA).
Un aspro dibattito si aprì nel parlamento islandese contro questo accordo e l’elettorato prese parte alla discussione in maniera attiva creando un movimento anti EEA.
La quinta fase quando il piccolo partito socialista riscosse un grande successo nelle elezioni del 1994 dove nel suo programma politico incluse l’entrata nell’Eu.
Gli altri partiti politici con in testa il Partito Indipendente cominciarono un’opera di distruzione del sogno europeo del Partito Socialista che era in coalizione di governo con gli Indipendentisti dal 1991 al 1996 alla fine l’integrazione europea venne tolta dall’agenda del governo. Dopo tutte queste pressioni il governo adottò una posizione d’attesa “wait and see” che mise d’accordo tutti i partiti.
La sesta tappa è collegata alla ratifica del trattato di Schengen che fu esaminato dall’Althingi dal 1999 al 2000 che lo ratificò nel 2001 così facendo l’Islanda assunse una parte attiva nella strada per la cooperazione europea negli ambiti di sicurezza e giustizia più di Gran Bretagna ed Irlanda che non lo hanno ratificato[4].
Attualmente l’Islanda si trova ad affrontare l’ultima parte del suo dibattito sull’integrazione europea. La questione è sempre quella di 40 anni fa: L’ISLANDA DEVE ENTRARE NELLA COMUNITÀ EUROPEA?
Non si possono fare previsioni su come andrà a finire la discussione comunque fin dall’inizio del 2001 il ministro per gli affari esteri ed il presidente del partito progressista hanno fatto molto per promuovere il dibattito europeo.
In questo anno il partito progressista storicamente il partito degli “agrarian and champion of the regions” hanno nuovamente assunto una posizione contraria all’Eu e favorevole ad un atteggiamento di “wait and see”.
Il manifesto politico del Partito Progressista per le elezioni del 2003 affermava che “la discussione per l’entrata in Europa poteva durare diversi anni” travisando un’opposizione sostanziale.
Tuttavia tutti i partiti sono concordi che solo un referendum popolare possa mettere il punto finale a questa questione.
Nel mio viaggio in Islanda ho parlato con varie persone a proposito dell’integrazione europea ed ho potuto constatare una posizione nettamente contraria soprattutto da parte dei giovani . Nelle mie circa 10 conversazioni nessuno mi ha dato un giudizio positivo sull’Europa soprattutto il parere contrario l’ho riscontrato nelle risposte di ragazzi di età compresa tra i 21 ed i 28 nativi del nord che ho incontrato a Reykjavik i quali motivavano il loro no difendendo il settore della pesca e quello delle quote personali di ogni singola città. La pesca affermavano è stata la fonte di ricchezza principale per la nazione quindi non vogliamo dividerla con gli altri paesi europei.
Tre sono gli aspetti che nelle questioni politiche condizionano il processo di integrazione europea. La prima è che per la maggior parte del XX secolo la classe politica ha avuto una visione della politica estera mirante solo ad ottenere vantaggi. La seconda è che fin dall’inizio della seconda guerra mondiale l’Islanda non ha avuto molti contatti con gli stati dell’Unione soprattutto con quelli del bacino del Mediterraneo. La terza riguarda soprattutto le questioni economiche, derivanti da una distribuzione dei seggi in Parlamento in favore dei partiti che salvaguardano gli interessi dei pescatori ed agricoltori, portano ad una costante bocciatura del progetto europeo. I deputati dei due maggiori partiti politici, il Partito Indipendentista e quello Progressista, sono in sostanziale connessione con le lobby sia degli agricoltori che dei pescatori.
La politica della pesca è forse l’ostacolo maggiore all’integrazione europea in un paese dove questo settore occupa circa 12000 persone su una forza lavoro totale al 2003 di 162400 secondo l’ufficio di statistica.

I leaders degli altri partiti politici sono d’accordo che l’integrazione europea esula dalla questione della pesca affermando che sia possibile negoziare per l’Islanda delle concessioni su alcune parti della politica comunitaria.
Risulta difficile per l’Islanda continuare a vivere per sempre nel suo bozzolo in quanto la globalizzazione supera i confini sia geografici che politici.
La posizione strategica nel nord Atlantico assicurava in passato all’Islanda accesso al mercato internazionale durante la guerra fredda ma ora con la fine di questa l’Islanda riceve molte meno attenzioni da Bruxelles e perderà via via alleati nei negoziati con l’Unione. Un’altra causa della mancata entrata in Europa è lo stretto legame tra l’Islanda e gli Stati Uniti consolidatosi alla fine della seconda guerra mondiale con gli aiuti del piano Marshall.
La presenza americana sull’isola con la base di Keflavik dona all’Islanda una certa sicurezza in termini di difesa militare il che fa cadere l’ipotesi di una entrata in Europa per motivi di difesa territoriale[5].
[1] L’OCSE nata nel 1961 in sostituzione dell’OEEC si propone di favorire l’espansione economica dei paesi membri e lo sviluppo del commercio mondiali su basi multilaterali. Ne fanno attualmente parte i 15 paesi UE con Australia, Canada, Repubblica Ceca, Corea del Sud, Giappone, Islanda, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Polonia, Slovacchia, Svizzera, Turchia, Ungheria, Stati Uniti. Fonte : Calendario Atlante De Agostani 2004
[2] L’EFTA istituita nel 1960 con l’obiettivo di liberalizzare lo scambio dei prodotti industriali, riunisce attualmente solo l’Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Il 1-1-1994 è entrato in vigore lo Spazio Economico Europeo con lo scopo di creare un mercato unico che coprisse i paesi di libero scambio e l’area comunitaria: attualmente si riconoscono nel SEE i 15 Stati membri dell’UE e l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia ma non la Svizzera. Fonte : Calendario Atlante De Agostani 2004.
[3] Il Consiglio Nordico è un organismo consultivo interparlamentare, istituito il 16-3-1952 al fine di favorire la cooperazione economico-sociale fra Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. Il consiglio è composto di 87 delegati con diritto di voto eletti ogni anno dai Parlamenti nazionali. Ha sede a Copenaghen. Fonte: Calendario Atlante De Agostani 2004.
[4] Fonte: www.europa.eu. Con l'accordo firmato a Schengen il 14 giugno 1985, il Belgio, la Francia, la Germania, il Lussemburgo e i Paesi Bassi hanno convenuto di eliminare progressivamente i controlli alle frontiere comuni e di introdurre un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari, degli altri Stati membri della Comunità o di paesi terzi.
La convenzione di Schengen è stata firmata dai cinque Stati summenzionati il 19 giugno 1990 ma è entrata in vigore solo nel 1995. La convenzione stabilisce le condizioni di applicazione e le garanzie inerenti all'attuazione della libera circolazione.
L'accordo e la convenzione, così come le regole adottate sulla base dei due testi e gli accordi connessi formano quello che viene definito "l'acquis di Schengen".
Un protocollo allegato al trattato di Amsterdam disciplina l'integrazione dell'acquis di Schengen nei trattati. Per dotare di base giuridica l'acquis di Schengen, le disposizioni da esso previste sono state inserite o nel primo pilastro ("Visti, asilo, immigrazione ed altre politiche connesse con la libera circolazione delle persone") o nel terzo pilastro ("Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale"). L'integrazione delle norme di Schengen nell'ordinamento dell'Unione europea è stata inoltre accompagnata da un'integrazione a livello istituzionale, attraverso la quale il Consiglio dell'Unione si è sostituito al comitato esecutivo di Schengen ed il segretariato generale del Consiglio al segretariato di Schengen.
Inoltre, il protocollo allegato al trattato di Amsterdam indica che l'acquis di Schengen e le altre misure adottate dalle istituzioni nel campo di applicazione di quest'ultimo devono essere integralmente accettate da tutti gli Stati candidati all'adesione.
Lo spazio Schengen si è gradualmente ampliato ad altri paesi che hanno firmato l'accordo: l'Italia (1990), la Spagna ed il Portogallo (1991), la Grecia (1992), l'Austria (1995), la Danimarca, la Svezia e la Finlandia (1996). Anche l'Islanda e la Norvegia sono parti contraenti della Convenzione.
Nonostante l'Irlanda e il Regno Unito non abbiano firmato gli accordi summenzionati, conformemente al protocollo allegato al trattato di Amsterdam, questi due paesi possono avvalersi, in tutto o in parte, delle disposizioni dell'acquis di Schengen.
Inoltre, benché sia già firmataria della convenzione di Schengen, la Danimarca può scegliere nell'ambito dell'Unione europea se applicare o meno ogni nuova decisione adottata sulla base dell'acquis di Schengen.
Nella Costituzione europea, in via di ratifica, le disposizioni in materia di SLSG (spazio di libertà, sicurezza e giustizia) sono integrate da vari protocolli, in particolare quello relativo all'acquis di Schengen, nonché quelli che stabiliscono regimi speciali applicabili a taluni Stati membri (Regno Unito, Irlanda, Danimarca)
[5] L’Islanda non dispone di un regolare esercito, ma solo di un corpo di polizia e della guardia costiera. Membro della NATO, alla sua difesa provvedono gli Stati Uniti attraverso l’Icelandic Defense Force (Forza di difesa islandese; IDF). Fonte: Encarta Enciclopedia Multimediale.
CONCLUSIONI
Lo sviluppo dell’Islanda è sostanzialmente legato più che in ogni altro paese nel mondo dal rapporto uomo-natura.
L’Islanda trae la sua ricchezza dalla natura e benché il clima sia particolarmente rigido ed il territorio inospitale sono le risorse che la natura offre a permettere la vita in questa isola.
La presenza di numerosi banchi di pesce nelle acque intorno all’isola fornisce ricchezza, l’energia geotermica permette il riscaldamento della popolazione con bassi costi permettendo in ambito agricolo la coltivazione di prodotti ortofrutticoli, quali i pomodori, e fatto ancora più incredibile l’Islanda risulta essere l’unico paese europeo a coltivare banane nelle serre cosa impossibile a queste latitudini.
Tuttavia le politiche del governo sono indirizzate verso uno sfruttamento responsabile delle risorse naturali garantendo la disponibilità anche per le generazioni future.
La sostenibilità inoltre garantisce occupazione alle generazioni future.
Il turismo collegato alla natura rappresenta la nuova sfida per l’Islanda in quanto con il suo costante aumento sta creando nuova occupazione e riqualificazione di aree del paese abbandonate nel passato.
Gli islandesi sono orgogliosi del loro passato e rispettano fortemente la natura in quanto grazie ad essa hanno un tenore di vita tra i più alti al mondo.
Il binomio uomo-natura è la linea guida principale per le attività del paese unita ad un profondo senso di democrazia radicato nella società.
RINGRAZIAMENTI
Vorrei ringraziare in questo momento particolare della mia vita in primo luogo la mia famiglia che mi è stata sempre vicina, sostenendomi e permettendomi di studiare per arrivare a questo traguardo.
Il Prof. Luca Zarrilli che mi ha guidato nella stesura di questa tesi trasmettendomi la sua passione sia per l’Islanda che la geografia politica.
Il Prof. Piergiorgio Landini, direttore del Dipartimento di Economia e Studi del Territorio, per la sua grande disponibilità.
Il personale docente e non docente del Dipartimento di Economia e Studi del Territorio per la perfetta assistenza durante gli studi.
I miei preziosi collaboratori nella mia attività lavoratori sempre a sostituirmi nelle mie numerose assenze per motivi di studio
Il Prof. Karl Benediksson, docente di geografia umana all’Università di Reykjavik, per l’amicizia e la grande disponibilità dimostrata durante la mia permanenza in Islanda.
Ed infine tutti i miei amici più cari che mi sono stati sempre vicini nei momenti difficili.
BIBLIOGRAFIA
Aarsaether N., “Innovation in the Nordic periphery”, edited by Nordregio (Nordic centre for spatial development), Stockholm Sweden 2004.
Benediktsson K., The place of small-scale fishing in the Icelandic settlement pattern: a residual of the past or a viable alternative, Livskraftige Uttynningssamfunn En Nordisk Antologi Nordiska institutet fűr regionalpolitisk Forskning Denmark 1995, (pagg. 152 – 174).
Benediktsson K., “Recreating rural spaces: Iceland’s agricultural regions in a post- productivist era”, 15-19 November 2000 Joensuu, Finland.
Benediktsson K., “Developing sustainable rural systems Beyond productivism: regulatory changes and their outcomes in Icelandic farming”, Pnu 2001.
Commission on land use cover change Commission on sustainability of rural systems, “Land use and rural sustainability International Geographical Union”, Proceeding of conference on land use and rural sustainability Aberdeen Scotland, 10-14 August 2004.
DUKE SCHOOL OF BUSINNES, “The Icelandic Submarine Cable”, March 2001.
FRIDLEFSDOTTIR S., MINISTER FOR THE ENVIRONMENTAL, “The renewable energy century”.
Gunnar Allanson J. e Edvardsson I.R., “Community viability, rapid change and socio-ecological futures”, Paper from The conference on societies in the Vestnorden area University of Akureyri and The Stefansson Artic Institute Akureyri 2000.
ICELANDIC TOURIST BOARD, “Tourism in Iceland”.
MINISTRY OF FISHERIES ICELAND, “Iceland fisheries in figures 2004”.
MINISTRY OF INDUSTRY AND COMMERCE, “Towards a suistainable hydrogen economy”.
MINISTRY FOR THE ENVIRONMENTAL, MINISTRY OF FISHERIES AND MINISTRY FOR FOREING AFFAIR, “The Ocean. Iceland’s policy”.
Nordal J. and Kristinsson V., “Iceland The Republic”, The Central Bank of Iceland Reykjavik 1996 handbook published by The Central Bank of Iceland.
PARLIAMENTARY RESOLUTION ON TOURISM, “Tourism strategies 2006-2015”.
STATISTICS ICELAND, “Iceland in figures 2003-2004”, December 2003.
THE MINISTRY FOR THE ENVIRONMENT, “Welfare for the future. Icelandic’s national strategy for sustainable development 2002-2020”, August 2002.
THE PRESIDENT OF ICELAND OLAFUR RAGNAR GRIMSON, “Speech at the global roundtable on climate change”, New York 11 may 2005.
Thorhallsson B., “Iceland and European Integration”, edited by 2004 Routledge.
Siti internet:
http://eng.samgonguraduneyti.is/
http://eng.menntamalaraduneyti.is/
http://eng.umhverfisraduneyti.is/
http://eng.sjavarutvegsraduneyti.is/
http://eng.idnadarraduneyti.is/