lunedì
apr182011
La Perla Bianca
Qui sotto pubblico un articolo scritto da Antonio Vespasiano nel mensile Calcio 2000 per maggio 2011. L'articolo si intitola Chi se lo ricorda? Perla Bianca - e parla della carriera e vita di Albert Guðmundsson, il primo giocatore professionista islandese. Ho dato un po' d'aiuto ad Antonio e in scambio mi ha gentilmente permesso di pubblicare il suo articolo sul sito.
Albert Sigurdur Gudmundsson nasce a Reykjavík il 5 ottobre 1923. Primo di otto figli, perde il padre all’età di 12 anni e da allora cresce con la nonna. La sua passione per il calcio la deve tutta ad un curioso regalo. Suo zio, infatti, marinaio sulle rotte commerciali con l’Inghilterra, di ritorno da uno dei suoi viaggi si presenta alla sua porta con una sorta di pallone (a dire il vero era più che altro un involucro di pelle gonfiato ad aria). Il piccolo Albert se ne innamora subito. Dopo anni trascorsi a giocare all’oratorio passa nelle giovanili del Valur, la squadra più importante di Reykjavik, in un’Islanda ancora isolata dal resto del mondo, a causa degli eventi relativi alla Seconda Guerra Mondiale.Il giovane Gudmundsson, dopo tre anni nel Valur, con cui vince tre scudetti in un campionato di appena cinque squadre, si trasferisce nel 1944 a Glasgow per studiare economia allo Skerry’s College. Proprio in Scozia incontra un allenatore che aveva vissuto in Islanda prima della guerra e che lo aveva visto in azione, il quale lo presenta alla dirigenza dei Rangers che lo ingaggiano. Le buone prove del ventiduenne Gudmundsson suscitano l’interesse del manager dell’Arsenal Tom Whittaker che, nell’estate del 1946 lo strappa agli scozzesi per portarlo ad Highbury e farne così il secondo calciatore “straniero” (ovverosia né di passaporto britannico, né irlandese) della storia dei Gunners, dopo il portiere olandese Gerry Keiser.
Whittaker gli offre un contratto da professionista ma Gudmundsson non ha il permesso di lavoro poiché vive in Gran Bretagna da meno di due anni, ciò nonostante accetta comunque la corte dell’Arsenal pur ricoprendo di fatto lo status di dilettante. E come tale gioca diverse amichevoli, ma due soli match di Prima Divisione nell’ottobre del ‘46, contro Stoke City e Chelsea. Sempre in quell’anno, in una partita di beneficenza a Parigi contro il Racing Club de Paris, vinto dall’Arsenal 2-1, attira le attenzioni della squadra francese che inizia a sondarne la disponibilità per una possibile cessione. Albert, stuzzicato dall’idea di una nuova esperienza, inizia seriamente a farci un pensierino, anche perché col trasferimento in Francia avrebbe potuto giocare da professionista. Alla fine Gudmundsson, dopo essersi laureato in economia e commercio, si decide a lasciare l’Inghilterra. Non firma, però, per il Racing, ma per il Nancy, club con il quale termina la stagione come miglior marcatore della squadra.
In Lorena si costruisce una solida reputazione, godendo di grande popolarità, tanto da ricevere il soprannome di “perla bianca”, nomignolo che si guadagna in contrapposizione ad un altro grande giocatore che scorrazzava sui campi francesi, il franco-marocchino Larbi Ben Barek chiamato – molto prima di Pelè – la “perla nera”.
Dopo una sola stagione in Première Division, nel 1948, passa a vestire la maglia del Milan dove ritrova il centravanti irlandese “Paddy” Sloan, con il quale aveva giocato nell’Arsenal.
Il giorno della convocazione della squadra, gli uscieri di Via Lauro non riconoscono il pallido trequartista e lo mettono alla porta. Solo quando il timido islandese, piuttosto perplesso, si scusa con un “sorry”, gli impiegati si rendono conto della clamorosa svista consentendogli l’ingresso.
Gudmundsson fa il suo esordio in campionato alla 3^ giornata, il 3 ottobre 1948, nella vittoria 3-0 del Milan sull’Atalanta, vittoria che porta anche la firma dell’islandese, che all’11’ apre le marcature. Tuttavia i primi tempi per “Gud” non sono facili: scontento per il trattamento, è sul punto di fuggire, ma la società evita in extremis la sua partenza.
Dotato di classe ed eleganza, Gudmundsson gioca interno a centrocampo accanto all’amico Sloan, ma mentre quest’ultimo termina la stagione con 9 gol in 30 presenze, il centrocampista islandese non decolla, anche per via di una fragile tenuta fisica a causa della quale incappa in un terribile infortunio al ginocchio. L’incidente sembra davvero poter porre fine alla sua carriera, se non che il medico sociale dei rivali dell’Inter si fa avanti per eseguire un delicato intervento chirurgico che avrebbe potuto risolvere il problema. Tuttavia il Milan non è disposto a correre il rischio di una così delicata operazione e pertanto si rifiuta di pagarla. L’islandese, però, pur di continuare a giocare riscatta ad un prezzo simbolico il suo contratto dal Milan e si presta all’operazione, che fortunatamente viene eseguita con successo.
Gudmundsson termina così, tra poche luci e molte ombre, la sua unica stagione in Italia, mettendo insieme appena 14 presenze e 2 soli gol, il secondo dei quali lo realizza alla 30^ giornata contro il Modena.
Dopo il recupero dall’infortunio se ne ritorna in Francia dove veste per due anni la maglia del Racing, la squadra che lo aveva cercato anni prima e che gli propone, parole sue, “un’offerta vantaggiosa”, centrando nel ’49-’50 la finale di Coppa di Francia, persa però 2-0 contro lo Stade de Reims. Successivamente si trasferisce al Nizza dove chiude la sua carriera nel 1956.
Membro del Parlamento islandese per 15 anni, ricopre diversi e importanti incarichi fino a diventare Ministro delle Finanze e Ministro dell’Industria, carica che ricopre fino al 1987, quando uno scandalo lo costringe alle dimissioni. Nel 1980 si candida alla Presidenza Islandese venendo però sconfitto da Vigdís Finnbogadóttir, la prima donna eletta Capo dello Stato in una democrazia occidentale. Vista la profonda conoscenza della cultura francese viene nominato ambasciatore islandese in Francia, incarico che ricopre fino al 1993. Tifosissimo del “suo” Valur, muore il 7 aprile 1994.
Albert Sigurdur Gudmundsson è stato il primo giocatore professionista nella storia calcistica del suo Paese, un pioniere per la sua epoca. E da precursore non poteva non iscrivere il suo nome nell’epopea della nazionale, giocando il primo incontro ufficiale dell’Islanda (sconfitta casalinga 3-0 nell’amichevole contro la Danimarca) e realizzando, da capitano, nel secondo match internazionale, i primi due gol, nella sconfitta interna 4-2 contro la Norvegia il 24 luglio 1947. Chiude la sua esperienza in nazionale con 6 presenze e 2 reti.
La Federcalcio islandese ha eretto in suo onore una statua con l’intento di ricordare le gesta di quello che per molti è considerato, ancora oggi, il più forte calciatore islandese di tutti i tempi, con buona pace del’ex centravanti di Chelsea e Barcellona Eidur Gudjohnsen.
Esclusi gli inizi in terra d’Albione e la sfortunata e infruttuosa parentesi Italiana, fu soprattutto in Francia che Gudmundsson conobbe picchi altissimi di popolarità, sia tra il pubblico che sui media. Le sue eleganti giocate gli valsero, tra gli altri, anche l’appellativo di “Monsieur Albert”, soprannome che gli restò appiccicato anche quando tornò a Parigi nelle vesti di uomo politico.
Nonostante classe e tecnica in Italia non riuscì ad imporsi, fece da apripista al movimento calcistico scandinavo, un importante serbatoio di talenti per il campionato italiano: “Dopo di me arrivarono a frotte: Nordahl, Liedholm, Green, tutti grandissimi giocatori; i loro contratti ricalcavano le clausole del mio, che aveva tracciato la strada”. Altro primato che gli si deve riconoscere è quello d’esser stato il primo islandese a giocare in Italia. Sessant’anni dopo, dalla fredda Islanda, lo seguirà Emil Hallfredsson, onesto mestierante le cui gesta hanno ben poco a che vedere con quelle del suo predecessore, cui l’etichetta di “bidone”, forse, gli và un po’ stretta, meglio allora parlare della sua esperienza al Milan come di una sfortunata parentesi.
lunedì, 18 aprile 2011 ore 13:24 CEST Parole chiave
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